Ti succede di ingozzarti di alimenti a caso, dopo un improvviso attacco irrefrenabile e compulsivo, durante le ore più improbabili della giornata, serata (o peggio nottata), per poi sentirti in colpa subito dopo? Se la risposta è sì, vuol dire che probabilmente il tuo assetto gastrico-emotivo genera qualche interferenza con la gestione del cibo. Non preoccuparti e non provare ulteriori sensi di colpa. Siamo tutti, chi più e chi meno, inclini a questo fenomeno.

In questo articolo ti parlerò del perché ciò accade e cosa puoi fare, fin da subito, per interrompere il circolo vizioso che conduce, inevitabilmente, ad accumulare chili di troppo (ma non solo).

L’origine del comportamento errato

Molto probabilmente, l’abitudine materna di offrire del nutrimento al neonato nella speranza che questo/a smetta di piangere, ha coinvolto anche te. Ecco cucito addosso il primo imprinting deviato di relazione con il cibo. Difronte ad una richiesta emotiva espressa con il pianto, legata a chissà quale bisogno, mai indagato a fondo, arriva l’invito da parte del care-giver (in questo caso la madre, figura di riferimento per eccellenza agli occhi del neonato) a risolvere tutto con una bella mangiata. Ovvero “riempi lo stomaco e tutto passa”.

Ciò che si ignora è che tale pratica, molto diffusa, genera una sorta di ‘impronta’ energetica nelle memorie cellulari profonde, la quale si riattiva ogni volta che sentiamo un certo tipo di manifestazione emotiva e si traduce in un comportamento deviato nei confronti del cibo.

A farne le spese è soprattutto la bilancia, quando ci sali sopra, ovviamente. Ma i chili di troppo non sono l’unico effetto collaterale di questa situazione e tra poche righe ti spiegherò il perché.

Il cibo è qualcosa che in qualche modo, hai costantemente a disposizione. Questo ti permette dunque di abusarne, qualora non venga gestito da una consapevolezza che necessariamente va sviluppata a monte.

Partiamo dal presupposto che il cibo è nutrimento. E l’organismo, ne ha bisogno. Ma in quale misura? Qui credo sia fondamentale, ancora una volta, osservare il caso specifico. La tua professione richiede un grande consumo energetico perché di lavoro fai ad esempio il muratore o l’atleta? Oppure il tuo lavoro è di tipo intellettuale e per la maggior parte della giornata sei seduto/a? La richiesta energetica del corpo è molto diversa. È bene dunque, regolare l’introduzione di cibo nello stomaco in base al tipo di sforzo che effettivamente siamo chiamati a sostenere. Entra in gioco sia il ‘buon senso’ che una certa capacità di auto-osservazione.

Consiglio importantissimo

Qui posso dunque darti il primo e importantissimo consiglio per risolvere il tuo problema di fame nervosa. Prima di cadere preda dell’azione meccanica delle tue mani che portano alla bocca del cibo, fermati, posa tutto e chiediti: “ne ho davvero bisogno”?

Chiediti se è il corpo o la mente a darti quell’input. Ti posso assicurare che il più delle volte è la mente.

Perché la mente ci inganna?

La risposta è molto più semplice di ciò che credi. La mente è una sorta di accessorio indisciplinato. Potrebbe essere uno strumento molto utile, se solo la sapessimo gestire, se ne avessimo il controllo. Spesso però non è affatto così. Attraverso i pensieri che produce in maniera caotica, del tutto fuori dal nostro controllo, la mente ci propone costantemente trame di film immaginari in cui spesso si realizzano tragedie, condizioni di rabbia o di sofferenza di vario genere. Quasi mai i pensieri spontanei sono rivolti ad una realtà rosea e serena dove tutto si trova al suo posto e nulla ci appare sbagliato. Per non parlare poi della sua tendenza a riproporre fatti o dialoghi avvenuti chissà quando o addirittura mai successi.

Con questa sorta di ‘scimmia parlante’ per usare un’espressione cara alle culture orientali, sempre in modalità ON nella testa, è difficile gestire la situazione.

Mente che gestisce le emozioni

Quando ti trovi ad essere spettatore passivo di una mente che ripropone sempre lo stesso panorama di pensieri volti alla sofferenza, non puoi fare altro che subirne le conseguenze. Magari la mente, nella sua programmazione meccanica, ti suggerirà quanto la tua vita sia penosa sotto un certo punto di vista, o magari più di uno, se lei è impostata su certe frequenze. Automaticamente, questa energia mentale, attiverà il centro emotivo, che innescherà immediatamente l’emozione negativa connessa, ed è proprio la sensazione di frustrazione emotiva che indurrà il corpo alla ricerca di cibo. Più specificamente, provare sentimenti di vuoto interiore, di solitudine, di fallimento o tristezza, attiva uno dei meccanismi più antichi e collaudati che conosciamo: quello della compensazione.

Gli imprinting di cui ti parlavo prima ne sono responsabili.

Siccome sei ‘addestrato’ a fuggire da certe emozioni perché le consideri negative, e quindi ‘sbagliate’, vai subito alla ricerca di qualcosa che possa ‘tamponare’ la situazione. Ecco che si attiva una particolare area del cervello, ubicata in una zona molto profonda della struttura cerebrale, l’ipotalamo. Da qui parte l’impulso di introdurre del cibo nello stomaco. Questa struttura limbica funziona da centralina di collegamento tra il sistema nervoso autonomo (cellule e fibre che consentono le funzioni fuori dal controllo volontario come fame, sete, temperatura, ecc) e quello endocrino (rilascio di ormoni).

Da un punto di vista fisiologico, l’attivazione ipotalamica, in seguito ad una necessità emotiva compensatoria, è assolutamente fuorviante rispetto il suo reale ruolo nell’organismo.

Solo in seguito ad una effettiva richiesta di cibo dovrebbe attivarsi l’ipotalamo. Una condizione in cui effettivamente, i livelli di glucosio sono particolarmente bassi e il corpo inizia a reclamare nutrimento. Se, però, costringi indirettamente l’ipotalamo ad una attivazione provocata da altri fattori, non solo si interferisce con la natura della ghiandola endocrina, ma alla lunga lei perde il controllo delle sue funzioni. Se abitui lo stomaco a ricevere del cibo senza che ci sia una vera richiesta da parte della centralina di comando, dopo un po’ di tempo, inizierà a ricevere input errati e non sarà più in grado di distinguere una condizione fisiologica, da una indotta dalla mente.

Non di rado potrai quindi provare un senso di fame senza nessuna ragione e, allora, provvederai subito a nutrirti, viceversa, potresti non sentire alcuno stimolo di appetito quando invece il tuo corpo richiede del cibo. Allora potrebbero intervenire altri sintomi, come l’insorgenza del mal di testa. Ti consiglio di leggere l’articolo Liberati dal mal di testa.

Chi ci rimette è il corpo

A farne le spese, di questo disordine mentale ed emotivo, è il corpo. È lui che di fatto si trova a dover gestire la parte materica degli atteggiamenti mentali ed emotivi compensatori. Deve attivare lo stomaco in momenti in cui, magari, questo organo ha bisogno di riposo, deve gestire lo stoccaggio di nutrienti non richiesti, per poi, gran finale, essere disprezzato quando ti guardi allo specchio e ti vedi fuori forma.

Tante malattie o disordini fisici originano infatti da un eccessivo stress da parte del corpo che sopperisce come può a certi squilibri emotivi e mentali protratti nel tempo. Molto spesso ci si concentra sulla risoluzione di un sintomo, pensando che sia lì la sede originaria del problema, mentre è solo l’ultimo segnale di una serie di disequilibri nati a monte.

Cosa fare

Per mia esperienza personale, l’unico modo che conosco per iniziare l’addestramento della ‘scimmia parlante’ (cioè la mente), è iniziare ad usarla nel modo corretto, quello per il quale ci è stata data in dotazione.

Personalmente conosco svariati esercizi utili alla rieducazione della mente intesa sia come modulazione del chiacchiericcio continuo, sia come educazione ad una nuova modalità di pensiero.

Ricorda che per consulenze private sono a disposizione.

Esercizio utile dalla Quarta Via

In questo articolo voglio mostrarti uno degli esercizi che mi fu insegnato nella Scuola di Quarta Via che frequentai. Si tratta del più semplice, quello che il Maestro ci insegnò proprio il primo giorno.

È una conta da eseguire ad alta voce: uno, cento, due, novantanove, tre, novantotto, quattro, novantasette, cinque, novantasei…. E così via. Alterna i numeri in senso crescente a quelli in senso decrescente.

Se ti perdi, non giudicarti, non sentirti stupido ma riparti daccapo. L’ideale è abbinare i passi, ad ogni numero muovi un passo, così da coinvolgere anche il corpo a questo esercizio molto efficace di ‘disciplina mentale’.

Prenditi 10 minuti al giorno per questa pratica di meditazione attiva e poi dimmi, mentre conti, c’è spazio per i pensieri a caso?

So di per certo che la risposta è no.

Io trascorrevo intere giornate a praticare con i Maestro e il gruppo di Lavoro e posso assicurarti che quando impari ad assumere il controllo, sia del corpo che della mente, non c’è davvero più spazio per i pensieri ininterrotti, le preoccupazioni gratuite e i film mentali.

Ti chiederai come questo esercizio possa aiutarti nel risolvere il tuo problema di fame nervosa.

Direttamente ti può sembrare inutile, ma posso assicurarti che questo primo semplice esercizio ti aiuta a sviluppare quella consapevolezza e padronanza mentale necessaria a decidere coscientemente, se quella che senti è fame effettiva oppure solo un inganno della mente.

Allenandoti ad avere padronanza sugli istinti meccanici mentali, vedrai che riuscirai a prendere il comando e a decidere consapevolmente di non assecondare la richiesta mentale di cibo quando senti certe condizioni emotive.

Il recupero di questa padronanza innata, ma assopita dalle circostanze di vita, può essere il primo passo per te, per raggiungere gli obbiettivi che vorresti ottenere nella tua vita ma che puntualmente vengono boicottati dalla mente.

Un consiglio utile e naturale

Mentre lavori sul recupero della padronanza delle tue facoltà mentali ed emotive, puoi aiutarti con un prodotto fitoterapico davvero eccellente per riequilibrare le funzioni metaboliche e attenuare notevolmente gli attacchi di fame nervosa.

Basta fare click su questo link per trovarlo facilmente, così da iniziare subito a prenderti cura di te concretamente attraverso l’aiuto di un prodotto del tutto naturale.

Come naturopata ti consiglio questo prodotto perché riesce ad attenuare molto gli impulsi di fame nervosa, soprattutto il desiderio compulsivo di carboidrati o dolci. Riequilibra naturalmente la regolazione della dopamina agendo sul senso di sazietà, aiutandoti a contrastare tutte quelle tendenze bulimiche che portano a mangiare per compensare stati emotivi.

Inoltre, gli estratti presenti, aumentano i livelli di serotonina (chiamato ormone della felicità), armonizzando stati di ansia e stress e depressione.

Possiede anche un’azione cardiotonica a favore del sistema circolatorio e del muscolo cardiaco, spesso sollecitati da ansia e stress.

Consiglio l’assunzione, lontano dai pasti, di due capsule al mattino e due al pomeriggio, con un po’ d’acqua, per i primi dieci giorni e poi passare a una al mattino e una al pomeriggio.

Come avviene per la maggior parte dei rimedi naturali, non ha controindicazioni.

Il mio consiglio però è quello di evitarne l’assunzione in gravidanza, per i bambini o nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci. In ogni caso è bene consultare il parere di un medico.

2 commenti su “Fame nervosa? Anche no!”

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